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Aria pulita con l’aspirapolvere senza sacco

aria pulita con aspirapolvere senza sacco

Utilissimo e indispensabile per le pulizie casalinghe è l’uso dell’aspirapolvere senza sacco: ogni giorno, infatti, la polvere si crea e si accumula sulle superfici rendendole opache e rendendo anche l’aria di casa meno pulita.

Aspirapolvere senza sacco: perché è utile?

Togliere la polvere è un’operazione che ormai viene affidata all’aspirapolvere: utile per chi soffre di allergie, l’uso dell’aspirapolvere serve per poter pulire non solo casa ma anche l’aria domestica che diventa sensibilmente più respirabile. Il tipo di aspirapolvere che più viene usato in casa e che si trova nei ripostigli di tutte le case è quello con il sacchetto, però forse non tutti sanno che esiste un’alternativa altrettanto valida, ovvero l’aspirapolvere senza sacco.

Se per i modelli che hanno il sacco dopo un certo periodo è necessario sostituire tale sacchetto perché diventato pieno di rifiuti, per l’aspirapolvere senza sacco tale sostituzione non è necessaria né sono previsti costi aggiuntivi per l’acquisto dei sacchetti nuovi.

L’aspirapolvere senza sacco, infatti, funziona sfruttando la tecnologia ciclonica attraverso la quale lo sporco e la polvere raccolti dell’apparecchio vengono automaticamente riposti in un contenitore che si trova nell’aspirapolvere senza necessità di sacchetti o filtri. La polvere finisce direttamente nel filtro dell’aspirapolvere: lo sporco, anche in forma liquida, viene raccolto nel filtro senza il rischio di essere disperso ulteriormente.

Praticità dell’aspirapolvere senza sacco

La comodità di un aspirapolvere elettrico senza sacco è quella che ogni cosa aspirata va a finire nel contenitore interno all’aspirapolvere, un filtro che è possibile staccare e pulire in modo pratico e veloce, per cui se capita malauguratamente di risucchiare anche qualcosa che non doveva essere buttato via, è possibile recuperarlo facilmente smontando il filtro.

L’aspirapolvere senza sacco si può facilmente usare su qualsiasi tipo di pavimento perché è facile e pratico da manovrare e arriva anche nei punti più scomodi: la spazzola riesce a raccogliere polvere in gran quantità e, inoltre, si adatta a qualsiasi cambio di direzione e a ogni tipo di pavimento e piattaforma da pulire.

Di aspirapolvere senza sacco esistono diversi modelli e la scelta dipende dalle esigenze di comodità e pulizia che si hanno in casa: si può scegliere per l’acquisto di quelli verticali classici o quelli piccoli e portatili, che rappresentano l’ideale per pulire gli spazi più stretti e di difficile accesso, non bisogna dimenticare che è possibile optare anche per il classico modello da traino o per quello compatto senza fili.

Esistono poi anche aspirapolvere senza sacco che funzionano con filtri ad acqua e in tal caso lo sporco viene raccolto e catturato dall’acqua del serbatoio, cui sarà necessario dedicare maggiore manutenzione perché andrà pulito e sciacquato per evitare la formazione di muffe.

Teoria e prassi della giustizia

teoria e prassi della giustizia

Il problema della giustizia dal punto di vista del diritto consiste principalmente nel chiedersi se gli istituti giuridici vigenti in un dato tempo e in una data società siano giustificati dinanzi alla ragione o, in altre parole, nel chiedersi se ciò che nel diritto è, così deve essere o non potrebbe essere diverso, per il maggior bene di tutti. D’altra parte il domandarsi la ragione giustificativa delle forme del diritto, e quindi ricercare il giusto pone l’esigenza dello stabilire un principio universale per fissare un criterio generale di che cosa è il giusto. Da secoli questo problema ha affaticato le menti di filosofi e giuristi, a cominciare dai sofisti greci, per i quali la giustizia era quella realizzata da colui al quale la natura ha donato la forza, e da Socrate che riteneva che il giusto, nascosto nel fondo dell’anima umana, era da scoprirsi mediante la dialettica (maieutica).

Platone riteneva invece che la giustizia potesse discendere soltanto dalla organizzazione dello stato perfetto, governato da una classe di reggitori sapienti, difeso da una classe di guerrieri, gli uni incarnazione della sapienza, gli altri del coraggio. Per Aristotele, il giusto consisteva nel piú equilibrato svolgimento delle umane facoltà, e la giustizia segnava il posto che ciascuno deve tenere nella società e nello stato. I cinici e gli stoici, con il loro pessimismo, attribuivano poco credito alle istituzioni degli uomini e quindi alla giustizia intesa come prodotto degli stessi, in quanto soverchiati dal principio di casualità che governa il mondo.

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Politica moderna: dalla democrazia al comando di uno

dalla democrazia al comando di uno

Il cristianesimo, con la sua affermazione dell’eguaglianza di tutti gli uomini, fu uno strumento potentissimo per la democratizzazione dei sistemi politici e invero provocò una vera rivoluzione. Purtroppo questa rivoluzione si fermò e si cristallizzò in forme dispotiche di tipo orientale che pesarono su tutto il primo Medioevo, spesso in contrasto con le istanze democratiche di una parte considerevole della cristianità e della Chiesa: è comunque certo che i movimenti non ufficiali (come i movimenti monastici e poi quelli ereticali del Medioevo) esprimevano sostanziali esigenze democratiche.

Queste esigenze, pur con molti limiti, si manifestarono poi nella vita dei comuni, dove dovettero lottare contro le sopravvivenze di quella struttura sociale eminentemente antidemocratica che era il feudalesimo. Col Rinascimento la passione politica per una formulazione democratica della vita sociale si fece piú acuta. Bacon, Cartesio e poi successivamente gli economisti e gli statisti olandesi e inglesi si fecero promotori del movimento democratico, che trovò nella nuova classe borghese un potente mezzo storico di attuazione.

La classe borghese, per le sue stesse necessità economiche, esigeva l’abolizione dei privilegi feudali, la cessazione delle barriere, la parità di diritti; una serie di rivoluzioni (da quella inglese di Cromwell a quella americana di Washington, a quella francese) contrassegnarono l’affermarsi di quella democrazia borghese che chiamiamo parlamentare, perché trovò nel parlamento l’espressione piú alta della sua essenza democratica.

Contraddizioni e visioni politiche della modernità

Dall’altra parte in seno a questa democrazia si andavano maturando contraddizioni: perché la classe borghese, mercantile, si venne industrializzando e l’industrializzazione portò con sé la formazione di un’altra classe, il proletariato, che si trovava in una situazione di inferiorità, con diritti sociali, politici, economici, minori di quelli della classe borghese: questo fatto limitava e limita tuttora il carattere democratico della democrazia borghese.

La nuova classe andò a poco a poco prendendo coscienza di sé e con Marx, nel 1848, formulò nel «Manifesto» comunista le sue esigenze di classe, condannando il carattere non democratico della democrazia borghese, in quanto i piú elementari diritti politici non erano patrimonio di tutti i cittadini, ma solo di una piccola parte di essi e, solo dopo una serie di lotte, il proletariato acquistò alcuni di questi diritti. Accanto alle migliori forme di democrazia borghese, pur nei loro limiti di classe (come quelle svizzera, scandinava, inglese, ecc.), sussistono ancora in molti stati forme di governo antidemocratico, che rendono ancora piú urgente da parte dei popoli la presa di coscienza dei piú alti diritti politici.

Si può anche dire, in conclusione, che la democrazia e cioè la garanzia di tutti i diritti a tutti i cittadini, luminoso ideale che si è radicato nella coscienza civile specialmente a partire dal sec. XVIII, sia una continua aspirazione dei popoli, che lo attuano però in dipendenza di particolari condizioni storiche. Infatti la democrazia non è una nozione il cui contenuto sia immutabile soprattutto considerando l’ampiezza e la rapidità dei cambiamenti che ai nostri giorni modificano l’ambiente sociale.